Testimonianze:

uomini che abbattono il muro del silenzio e chiamano i padri a dire "sì alla vita"

a cura di Antonello Vanni

 «Non fate abortire la mia ragazza». Guerra di sentenze in Tribunale

In Usa uomo presenta un esposto per costringere la fidanzata ad avere il figlio. Il primo magistrato gli dà ragione, il secondo no

 di Alessandra Farkas, da Il Corriere della Sera, 6 agosto 2002

(la notizia era pubblicata in www.portaledibioetica.it)

 

NEW YORK - Per la prima volta dal 1992, quando la Corte Suprema degli Stati Uniti legalizzò il diritto all’aborto, un giudice statunitense ha vietato a una donna, per giunta maggiorenne, di interrompere una gravidanza non desiderata. Per quanto temporanea, l’ingiunzione (che ha scatenato un rovente dibattito multimediale in America) è stata subito annullata da un magistrato di un tribunale più alto, la cui decisione a sorpresa, ieri pomeriggio, illustra quanto il Paese resti spaccato in due attorno a questo spinoso problema.

La vicenda che appassiona l’America in vacanza non si è consumata in un arretrato paesino dell’ultra-conservatore Sud ma nella Contea di Luzerne, nel democratico e laico Stato della Pennsylvania. Dove la ventiduenne Tanya Meyers, già madre di un bimbo di due anni, aveva deciso di abortire il feto che portava in grembo da 10 settimane, frutto di una lunga relazione col ventisettenne centralinista del 113 John Stachokus. Il motivo? «La fine del nostro rapporto - ha spiegato la donna in tribunale -: lui mi picchiava e abusava di me». Ma con una mossa a sorpresa e senza precedenti, il giudice Thomas Burke da ragione all’ex fidanzato, deciso a tutti i costi ad avere quel figlio, sulla cui paternità persino la Meyers non sollevava alcun dubbio. «Tanya è stata soggiogata dalla madre che l’ha convinta ad abortire perché mi detesta», punta il dito l’uomo, che si dice «felicissimo di provvedere in tutto e per tutto al mantenimento del nascituro».

Apriti cielo. Le proteste più violente provengono dai gruppi femministi, che sottolineano sdegnati come la decisione sia in netto contrasto con la storica sentenza della Corte Suprema, che nel 1992 riconobbe alla donna e a lei soltanto il diritto di interrompere una gravidanza.

«L’ingiunzione non ha alcuna base legale, è un aborto della giustizia, un’assoluta disgrazia», ha commentato Susan Fritchey, una dei difensori della Meyers. Ogni precedente legale, a suo dire, «garantisce alla donna l’esclusiva scelta di procedere o meno all’interruzione della gravidanza». «Vogliono violare le leggi con un golpe giudiziario - spiega -, ma non ci riusciranno».

A tenere alta la polemica sono soprattutto i gruppi anti- abortisti, imbaldanziti dall’avvento dell’era di George W. Bush, un presidente apertamente dalla loro. «Parliamo dei padri in modo così spesso negativo, in quanto non vogliono essere responsabili dei loro figli - tuona Dianna Thompson, direttrice della Coalizione Americana dei Padri e Figli, un gruppo antiabortista - e quest’uomo sta facendo invece il possibile per fare in modo che suo figlio nasca. Quando si tratta di diritti riproduttivi - aggiunge -, quelli dell’uomo sono calpestati regolarmente».

Il clamore provocato sui giornali e nei talk show televisivi è tale che il giudice Michael Conahan, che doveva dibattere la questione mercoledì, decide a sorpresa di anticipare i tempi, sancendo che il diritto di una donna ad abortire «non è soggetto al veto del marito o del partner». «Aveva già scelto il padrino e il nome per il piccolo», commenta il suo avvocato John P. Williamson, un noto antiabortista che annuncia la decisione di appellarsi.

Proprio ieri, e sempre in Pennsylvania, il presidente George Bush, in visita a Pittsburg, firmava la nuova legge per la tutela dei diritti del feto, la «born alive », da tanto tempo fortemente voluta dagli antiabortisti perché estende le garanzie e le tutele delle leggi federali anche ai feti sopravvissuti a una procedura di aborto non riuscita.

 

 

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