Un bambino salvato dall'aborto grazie al "sì alla vita" del padre (ottobre, 2007, da "Sì alla vita")

Riportiamo questa lettera giunta a "Sì alla vita"

(n. 10, ottobre 2007, mensile del Movimento per la vita italiano, www.mpv.org)

 

Cara redazione

chi vi scrive è un uomo… anzi un futuro (spero) padre. Dovevo sposarmi con la donna che ha voluto (sottolineo voluto) concepire questo figlio con me, la donna che poi ha avuto paura di se stessa e di un impegno che non si sentiva più in grado di affrontare, vuoi per la presenza nella sua vita di una figlia di 2 anni, vuoi per situazioni problematiche in famiglia, vuoi per ansie da gravidanza.

Questa donna voleva liberarsi del bambino che porta in grembo, ora piano piano sembra accettare meglio questa presenza.

Molti mi hanno detto di lasciar perdere e di lasciare che rimuovesse quel bambino, per non dover più essere vincolato ad una donna instabile e perciò inaffidabile, mi hanno detto che quel bambino potrebbe nascere in una situazione poco serena, con due genitori mai sposatisi e che hanno ciascuno la propria vita, con una “sorellastra” che vede ogni tanto suo padre e che quindi avrebbe una vita piena di difficoltà; mi hanno detto che in queste situazioni sarebbe meglio che un bambino non nascesse e che l’aborto sarebbe solo un atto di amore.

Quest’ultima frase in particolar è stata pronunciata dall’assistente sociale del consultorio dove ho provato a recarmi e spiegare la situazione.

Ed è per questo che vi scrivo.

            Io come padre di quel bambino mi sono trovato le porte sbarrate. Sono stato trattato come semplice donatore di spermatozoi, nessuno ha considerato che avevo donato assieme a quelli anche la mia volontà di investire la mia esistenza ad amare quella creatura che sarebbe nata da un atto di amore.

            Di fronte al senso di impotenza, di fronte alla realtà per cui è sempre e solo la donna a dover decidere, non mi è rimasta che la speranza e la determinazione nel credere che tutto sarebbe andato per il meglio e che la vita avrebbe vinto.

            Questa speranza ora sembra essere stata ben riposta, e spero quanto prima di scrivervi che mio figlio sopravviverà e nascerà secondo le previsioni (fine aprile).

            Ah no… non mi era rimasta solo la speranza… mi siete rimasti VOI. Perché visto il rifiuto degli assistenti del consultorio di darmi retta, ho contattato anche i vostri volontari… i quali sono stati gli unici a capirmi e a darmi coraggio. Gli unici a volermi ascoltare. Gli unici a dare voce ad un padre angosciato! Un padre che cercava, come poteva, di salvare suo figlio da una scelta che riteneva orribile e determinata da uno stato psicologico estremamente alterato.

            Vi scrivo questa mail per ringraziarvi, per essermi stati accanto, per avermi dato la voglia di sperare.

            Vi scrivo per dirvi che ci sono tanti uomini che incoraggiano, consciamente o meno, le loro compagne a liberarsi di un fardello, magari perché arrivato in un momento poco adatto o peggio, perché inatteso e non desiderato. Ma ci sono anche uomini che credono in ciò che fanno e credono nel prodigio del concepimento e del dono concesso dalla Vita.

            Mio figlio – se nascerà, ed  SENTO che nascerà – non ha ancora un sesso – ma SENTO che sarà maschio e si chiamerà Leonardo.

            Ed io voglio essere suo padre. Accanto ad una madre.

            Enrico

P.S. Ora questa famiglia vive serena

 

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