Se questo è un padre... Aborto: il diritto negato

da Noi Genitori&Figli, allegato di Avvenire del 31/10/2004

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A difesa della vita nascente: è una difesa strenua, appassionata, del ruolo dell'uomo il saggio di Antonello Vanni ("Il padre e la vita nascente. Una proposta alla coscienza cristiana in favore della vita e della famiglia", Francesco Nastro Ed.). L'autore, studioso di bioetica, parte dal "Documento per il padre", visualizzabile in http://www.claudio-rise.it/comunicato.htm , redatto da un gruppo di intellettuali nel 2001, per difendere con forza la necessità di una svolta culturale e legislativa che dia maggior rilevanza all'uomo nella scelta di difesa della vita quando la madre del bambino vuole abortire. Vanni documenta la sua tesi ricorrendo a documenti del magistero cattolico (in particolare all'Evangelium Vitae e alla Familiaris Consortio) e a contributi di esperti provenienti dai diversi campi delle Scienze umane, invitando poi i giovani ad affermare la cultura della vita.

La testimonianza di un padre

 
La fidanzata aspetta un bambino, vuole abortire. Lui, non credente, si oppone, promette di occuparsene, medita di rivolgersi ai Tribunali. Inutilmente. Il suo racconto in una lettera a “Noi Genitori & Figli”: “La decisione è presa senza di me. Sono estromesso da un diritto naturale. Ma in futuro non mi si dica che non ho avuto figli”

di C.C.

Gentile redazione,
ho trentun' anni e sono fidanzato ufficialmente da sei mesi. Dico ufficialmente, perché è una cosa seria. Per me, che godo della fama di misogino, è un fatto assai particolare. Dopo pochi mesi di fidanzamento la “mia ragazza” (espressione orribile, me la passi) rimase incinta. Prima un ritardo di qualche giorno, poi le prime preoccupazioni, poi il test di gravidanza; per l'esattezza, per la mia ossessività, ben quattro test: tutti positivi. Lei era impenetrabile. Io, passato lo sgomento iniziale, decisi che essendo mio figlio doveva nascere, a tutti i costi. Perché? Semplicemente perché già era. Non un embrione, non materiale fetale, come dicono spietati i ginecologi, ma una persona. Lo era non in potenza, ma in atto. Dissi alla mia fidanzata che ogni decisione mi stava bene ma non l'aborto; lei parve acconsentire, forse per farmi piacere.
In realtà la sua decisione era diversa. Quando la mia fidanzata mi comunicò che avrebbe abortito anche senza il mio consenso rimasi profondamente addolorato e umiliato. Aggiunse che se avesse partorito avrebbe poi odiato il bambino. Queste parole ancora mi fan tremare le vene. Le dissi che era un omicidio, che avrei tenuto il bambino io, che lei non doveva preoccuparsi di niente: io l'avrei mantenuta - potevo - per tutta la gravidanza; poi mi sarei preso cura del bimbo, per tutta la vita. Ma la decisione era presa. Fui estromesso del tutto da un diritto naturale, non riconosciuto dalla legge italiana. Decisi di combattere appellandomi alla Corte dell'Aja, se necessario. Forse valeva più la questione di principio: io ho potere decisionale pari al tuo. Ho consultato un avvocato, il quale mi disse che era una causa persa.

Tutto si è “risolto” con un aborto spontaneo.

Ora? Sono incline al perdono. Ho promesso di non farne più menzione. Ma nessuno mi dica che non ho avuto figli. In Italia (prendo in considerazione solo il nostro Paese) il femminismo ha devastato l'ordine naturale delle cose, snaturando la donna. Che uomo e donna siano diversi è palese e, laddove non lo è, ci viene in soccorso la scienza sperimentale della psicologia, che afferma l'"anima" femminile diversa da quella maschile. E' terribile constatare i risultati di questa “rivoluzione”: la donna padrona del suo corpo, ossia con jus vitae et mortis sul bambino che porta in grembo. Come se un figlio fosse creato dai genitori. Eppure anche noi, non credenti, dovremmo sapere che non siamo capaci di dare la vita, che questa viene da altro. E se la vita non è nostra proprietà, allora non possiamo ammantarci del diritto di uccidere.
Questa è la civiltà occidentale: potere di aborto, ossia omicidio legale e svilimento del padre, nel suo diritto, e della madre, nella sua natura più profonda.
Ora guardo al futuro con maggior disillusione. Niente ha valore. E visto che gli uomini disprezzano se stessi nei figli, potendo ucciderli, dico che la vita è “il sogno di un povero idiota ... ” (Macbeth).

Cordialmente,
C.C.



 

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