I Commenti dei lettori
del libro "Il padre e la vita nascente.
Una proposta alla coscienza cristiana in favore della vita e della famiglia"
di Antonello Vanni
Francesco Nastro Editore, 2004
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"Caro Vanni, desidero informarla che ho ricevuto il suo libro e l'ho trovato molto interessante. Ho letto qualche letteratura simile in alcuni studi americani, studi che mostrano la sofferenza psicologica che patiscono i padri per la perdita del figlio per l'aborto procurato, proprio perché loro erano contrari all'aborto, ma purtroppo non hanno avuto voce in capitolo. Forse c'è bisogno di recuperare l'importanza del padre per la formazione nell'educazione dei propri figli e c'è bisogno che gli stessi padri riconoscano questo loro diritto/dovere perché delle volte, se vogliamo essere sinceri, la figura del padre è assente. Colgo l'occasione per salutarLa e augurarle ogni benedizione nel Signore per l'anno nuovo". Don Renato Borg, Diocesi di Sannat, Gozo, Malta.
"Caro Antonello, volevo spendere due righe su un soggetto che anche se non è mai stato argomento di conversazione tra noi, non mi lascia insensibile. Il tema del padre e del diritto del padre sul nascituro è qualcosa che mi ha sempre sollecitato intellettualmente e emotivamente. Non è qui il momento di entrare nel vivo del problema, ma volevo che tu sapessi il mio punto di vista. Anche se sono ateo (ma dico così per non dirmi banalmente agnostico, e tuttavia il mio rispetto è enorme, vista la fede della famiglia Kilgo, a cui devo una lenta revisione del mio punto di vista), sono sempre stato serenamente, laicamente e da sempre antiabortista, e credo che il lavoro che state facendo sulla dignità del padre possa contribuire nell'insieme a un ripensamento di una legge che conferisce alla donna una sovranità tirannica e assoluta sul feto, legge che non ha nessun precedente in nessun ordinamento giuridico civile. Ogni libertà individuale ha infatti senso solo se non lede quella altrui, e se ci vorrà ancora molto per capire e far capire che un feto è un essere umano a tutti gli effetti (non solo spiritualmente, ma biologicamente e come destino storico), la battaglia sui diritti del padre è doppiamente giusta per sensibilizzare giuridicamente e moralmente sull'ingiustizia della legge sull'aborto. Stimo molto il tuo lavoro e la tua attività, e credo che faccia bene non solo al mondo cristiano ma al mondo in generale che persone come te si impegnino in questa battaglia. Un abbraccio". Matteo Meschiari, scrittore e antropologo, Avignone, www.matteo-meschiari.com
"Caro Antonello, ritornare a casa, per l’uomo della civiltà occidentale e cristiana prima degli altri, significa innanzitutto ritornare al Padre...". Leggi l'intero articolo di Paolo Marcon, Treviso, pubblicato da Europa Cristiana, Gennaio 2005.
"Ciao Antonello, ho preso il tuo libro e lo sto leggendo, chiaramente tu conosci la mia proverbiale lentezza nel leggere quindi non puoi pensare che l'abbia già finito, però sono a buon punto! Se vuoi un parere...te lo do! Lo trovo molto bello, ben scritto. Soprattutto da un libro come questo, che io definirei (forse erroneamente visto che non sono un gran intenditore!) un trattato, per cui in genere i libri di questo tipo appaiono un pò freddi, ti spiegano un problema ma non ti danno veramente la sensazione che quello che stai leggendo sia realmente qualcosa di forte e di importante, mentre da quello che hai scritto si sentono dell'emozioni, si sente che chi l'ha scritto aveva veramente a cuore e lo trasmette al lettore. E' bello leggere dell'amore e dell'importanza della vita e della famiglia in un periodo dove ci insegnano a pensare solo a noi stessi, ed è bello vedere che qualcuno ci crede davvero". Marco N. (Va)
"Caro Antonello, ho già ordinato il volume alla libreria dove normalmente mi servo in Scandicci Fi. Ho molto interesse a raccogliere notizie e suggerimenti a questo proposito, dato che sono un padre di oggi con tutti i problemi che oggi ci circondano. Sono un padre che e' stato messo in disparte, e non solo dal "mondo", ma anche nell'ambito familiare. Probabilmente il fare del mondo avvantaggia la poca considerazione che una moglie-mamma può avere verso il marito-padre quando, dopo 24 anni passati insieme questa considerazione non e' più come nei primi anni. E' inevitabile che non resti tutto come i primi tempi, ma se non c'e' dialogo non si può riuscire a trovare un modo per capirsi e continuare ad amarsi sempre più. Anche se in modo diverso, un modo più spirituale. Comunque non perdo la speranza, anche perché non rimetto la mia speranza solo nelle mie forze. La forza che oggi ritengo non e' più considerata da molti e' invece per me e non solo per me la via più sicura per non perdersi mai. Via, Verità, Vita che viene da Cristo e che ho riscoperto grazie proprio a queste sofferenze". Uriele V. R., Firenze.
"Bisogna riconoscere che la donna da sola NON può decidere della vita o della morte del nascituro. Il padre del bambino DEVE avere i suoi diritti e se non è d'accordo sulla uccisione del nascituro questa non deve avere luogo. La legge, al riguardo, è ipocrita ed incongrua perché se da una parte garantisce al bambino sin dal momento della sua nascita come l' assistenza morale e materiale da parte del padre dall' altra non consente allo stesso padre di avere alcun diritto sul nascituro. Ma come, appena nato sì e prima di nascere no? Ma su quale strampalata etica si basa una legge di questo genere? Correggetemi se sbaglio, grazie". Valter (dalla Mailing List BIOETICA E FAMIGLIA)
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