RIFLESSIONI ED ESPERIENZE SULLA FIGURA PATERNA
di Anna Bizzarri, Presidente CAV di Reggio Emilia, 21/04/05
Al numero 59 dell’”Evangelium vitae” si legge:
” A decidere della morte del bambino non ancora nato, accanto alla madre, ci sono spesso altre persone: Anzitutto, può essere colpevole il padre del bambino, non solo quando espressamente spinge la donna all’aborto, ma anche quando indirettamente favorisce tale sua decisione perché la lascia sola di fronte ai problemi della gravidanza….”
Come tutti gli operatori dei CAV, anche noi volontari del Centro di Aiuto alla Vita di Reggio Emilia, abbiamo potuto più volte sperimentare la verità di queste parole del Santo Padre Giovanni Paolo II.
Per questo da tempo desideriamo organizzare un convegno per stimolare l’opinione pubblica ad una riflessione su questa figura così importante, così assente, ma anche così poco tutelata.
L’esperienza ci ha mostrato che il 90% delle donne che abortiscono sono indotte a farlo a causa del partner. Infatti, il “padre” appena sa del piccolo reagisce in tre diversi modi causati certamente da paura, immaturità personale, ignoranza.
La reazione più frequente è quella di “sparire” abbandonando così la donna al suo destino.
Quasi a pari merito, però, c’è anche quella di spingere la donna ad abortire ricorrendo a violenze fisiche e/o ricatti psicologi. A questo proposito potrei elencare tante esperienze che abbiamo vissuto in questi anni. Voglio ricordarne una molto significativa: era il giorno di ferragosto del 2003, quando al mattino mi chiamò un uomo di una parrocchia del forense per dirmi che aveva saputo che una ragazza non italiana, ma da anni già lavoratrice in Italia , aveva deciso di andare ad abortire.
Immediatamente andai insieme ad un’altra volontaria. Trovammo una giovane donna disperata per la sua condizione; inoltre aveva saputo che erano due gemelli….trascorremmo tutto il pomeriggio con lei, parlammo insieme a lungo, le mostrammo i filmati e promettemmo tutti gli aiuti possibili e immaginabili, compresa una catena di solidarietà all’interno della Comunità parrocchiale.
Ormai aveva capito che le vite che erano sbocciate in lei erano sacre e che tanta gente l’avrebbe aiutata.
Mancava un piccolo, ma grande particolare al quale noi non avremmo potuto rispondere e invece si rivelò quello decisivo: l’approvazione del padre.
La telefonata, la disperazione. Lui era in villeggiatura con delle amiche “di te non me ne frega proprio niente, fai quel c…che vuoi!” e interruppe la comunicazione.
Restammo allibite e la donna, fra le lacrime, andò il giorno dopo ad ammazzare i suoi due gemelli!!!!
Potevamo darle tutto tranne che sostituirci all’uomo dal quale aveva creduto di essere amata e con il quale aveva forse sperato di costruirsi una famiglia. Aveva bisogno di un Uomo che potesse aiutarla, starle vicino sorreggerla, confortarla in quei lunghi mesi d’attesa, custodire quelle due vite innocenti ed aiutarla a crescerle….
Abbiamo conosciuto anche dei padri della futura mamma che hanno sferrato calci alla pancia della figlia, o “fidanzati” che le hanno riempite di botte (e continuano a farlo!!!!).
Vi sono poi gli uomini che credono d’essere “intelligenti” e “democratici” dicendo alla donna “ io sarò con te qualunque decisione tu prenderai”!!!!! Folle!!!
Ad uno di questi un giorno dissi: “ma se tu vedessi la tua donna che sta per buttarsi da una finestra, le diresti la stessa cosa o faresti di tutto per impedirglielo?”
E perché non lo fai anche ora che sta per buttare la vita sua, del piccolo e la vostra?
Quello replicò: “che discorsi!”
In questi dieci anni di volontariato al CAV, poche volte ho incontrato dei padri che desideravano ardentemente quel piccolo. Solo uno ha lottato come ha potuto, anche se invano.
Era un cinese!!!
Avevo fatto di tutto, con l’aiuto della mediatrice culturale, per risolvere i problemi che via via la donna mi poneva, mentre lui con le lacrime agli occhi mi guardava e pur non comunicando con la parola lo faceva con gli sguardi. Era distrutto e io con lui, perché questa donna aveva lo sguardo di ghiaccio e il cuore duro e, nonostante le avessi trovato la soluzione a tutti i problemi materiali che mi aveva posto, se ne andò con passo deciso e lui dietro.
Non dimenticherò mai lo sguardo di quell’uomo che, girandosi mi guardò ancora una volta con occhi imploranti e lucidi di pianto invocando aiuto!!!
Lo abbracciai in silenzio con il mio sguardo, mentre non mi rimaneva che allargare le braccia in segno d’impotenza.
Un’altra volta incontrai una coppia d’italiani entrambi reduci da matrimoni falliti e con rispettivi figli.
Avevano da pochi mesi deciso di abitare insieme e lei era già incinta. Era molto perplessa sul proseguire o no la gravidanza per tutti i problemi che già avevano e che la nuova maternità prospettava.
A tutti questi lui cercava di far fronte assicurando che era felicissimo di quel figlio, che avrebbero insieme superato tutte le difficoltà. Aveva fatto un gran bel discorso a favore della vita e contro l’aborto….Ma anche lui cadde nel tranello “democratico” del “rispetterò le tue scelte”…e così suo figlio fu condannato a morte!!
Nel primo anno di volontariato ricevetti la telefonata di un ragazzo che era disperato perché la sua ragazza voleva abortire e mi chiedeva se la legge poteva aiutarlo.
Mi informai presso chi ne sapeva e ricevetti la risposta che il “padre davanti alla legge non conta nulla”
Provai un senso d’impotenza e d’ingiustizia!!!
In tutti questi anni nulla è cambiato a favore del padre…specie se minorenne come ci è capitato nell’estate del 2004.
A ben riflettere, tutti questi “casi” riportano ad un’unica base di partenza: la necessità della formazione dei ragazzi al senso di responsabilità, alla paternità, in una parola l’educazione alla propria sessualità!!!
Se tutti fossimo educati a ciò, non ci sarebbe nemmeno bisogno di leggi.
Ma visto che così non è, si dovrà lottare per raggiungere questo obiettivo e contemporaneamente tentare di rendere “importante” la figura paterna, fin dal concepimento, anche sotto l’aspetto legislativo.
Voglio, perciò, terminare con un tenero ricordo che conferma l’importanza della presenza di un Uomo accanto alla sua donna in questi momenti così belli, ma tanto delicati: due anni fa fummo chiamate da un’ostetrica perché aveva capito che la donna, ormai sul lettino, non voleva abortire, ma lo stava facendo perché il suo “lui” lì accanto a lei , le aveva detto di interrompere la gravidanza.
Noi aspettammo fuori, in preghiera silenziosa. Dentro, il ragazzo vista la sofferenza della sua giovane partner si ricrede, si commuove, piange e le dice “scendi dal lettino”. Questa semplice, ma tanto attesa frase, cambiò la sua vita, quella della sua compagna e del piccolo .
Mi fa piacere constatare come in quest’ultimo periodo nascano sempre più frequentemente pubblicazioni e dibattiti sul Padre, questo sconosciuto.
Il libro di Vanni “Il padre e la vita nascente”, oltre che stimolare una personale riflessione, si rivela anche un ottimo aiuto e una guida per promuovere incontri, dibattiti e tavole rotonde su questa problematica.
[RECENSIONI AL LIBRO IL PADRE E LA VITA NASCENTE]